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Test di Rorschach

Nel 2021 ho seguito un corso di formazione per l’applicazione del test di Rorschach, nella Società Portoghese di Psicologia Clinica.

Il Test di Rorschach è il famoso test delle macchie d’inchiostro. Prende il nome dal suo ideatore e fu brevettato nel 1921.

Fa parte di una categoria di test chiamati “proiettivi” in cui si utilizzano dei materiali in forma di immagini, che il paziente deve di solito descrivere o sulle quali deve inventare una storia.

L’obiettivo è quello di far emergere contenuti inconsci come emozioni, desideri, affetti, rappresentazioni.

Il test di Rorschach può essere utilizzato per comprendere meglio il funzionamento della personalità di un soggetto, ma la maggior parte delle volte è utilizzato in presenza di una diagnosi psicopatologica o al fine di ottenerla.

Le macchie sono simmetriche per il lato corto della “tavola”; così si chiamano infatti i supporti su cui sono rappresentate (10 tavole).

L’oggetto della tecnica in questione è l’approccio generale alla nostra percezione, non che cosa vediamo.

La domanda che si pone è infatti “Cosa potrebbe essere?” e non “Cosa vede in questa immagine?”.

Inoltre il professionista si concentrerà, ai fini dell’analisi dei risultati, su particolari come le parti sulle quali il soggetto si è concentrato.

L’autore è inoltre colui che ha coniato il termine “psicodiagnostica”; sottolineo questo poiché in diversi momenti ed altri articoli ho sostenuto sia l’importanza che la criticità delle diagnosi in psicologia.

Questi ed altri tipi di test psicodiagnostici devono essere indispensabilmente applicati da professionisti (psicologi, psicoterapeuti) che abbiano ricevuto una adeguata formazione e preparazione.

Inoltre l’applicazione deve essere inserita all’interno di un accordo terapeutico o comunque contestualizzati, come in una richiesta esplicita di valutazione psicologica.

Credo sia importante evidenziarlo poiché è frequente imbattersi, sulla rete o sulle reti sociali, in proposte di cosiddetti “test di personalità”, ad esempio, che non abbiano un fondamento teorico-tecnico ed i cui risultati, essendo essi auto somministrati, non trovano l’accoglienza e attribuzione di significato che solo una relazione terapeutica con un professionista può offrire.

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