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Domande alla Psicologa

Benvenuti/e nell’angolo delle domande alla psicologa!

Le Domande alla Psicologa servono per aiutare gli altri mentre aiutiamo noi stessi a sentirci meno soli nei nostri dubbi, sapendo che altre persone potrebbero attraversare delle situazioni simili alle nostre.

Questo è il posto giusto dove porre quelle questioni a cui non avete mai avuto modo di trovare risposta.

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    Nota bene: le Domande alla Psicologa non possono in alcun modo essere considerate “terapia” bensì informazioni, pareri professionali e/o suggerimenti.

    Come avrete capito dal mio tipo di approccio terapeutico, “ciò che cura realmente è la relazione”! (tra il professionista ed il paziente)

    Le vostre domande alla Psicologa e tutte le risposte

    Una frequenza favorisce la strutturazione della relazione terapeutica e l’investimento di tempo ed energie sul proprio progetto terapeutico.

    Recarsi in seduta con una certa frequenza favorisce la strutturazione della relazione terapeutica e l’investimento di tempo ed energie (mentali ed emotive) sul proprio progetto terapeutico.

    Maggiore è la frequenza maggiore è il lavoro che viene fatto.

    A volte, a seconda delle fasi del trattamento o della gravità dei sintomi, è possibile anche aumentare o diminuire la frequenza degli incontri.

    Qualsiasi psicoterapeuta psicodinamico parla durante le sedute: né tu né il tuo terapeuta fate tutto il lavoro da soli.

    Qualsiasi psicoterapeuta psicodinamico parla durante le sedute: né tu né il tuo terapeuta fate tutto il lavoro da soli.

    Potrà ascoltare, fare domande per comprendere meglio, oppure confrontare ciò che hai detto per osservare eventuali incoerenze o schemi specifici.

    Potranno esserci momenti di silenzio, anch’essi oggetto di eventuale osservazione ed analisi.

    Il silenzio è importante quanto e come le parole.

    Tutto dipende dagli obiettivi che si concordano insieme, da come possono cambiare nel tempo e dalle proprie caratteristiche individuali.

    Tutto dipende dagli obiettivi che si concordano insieme, da come possono cambiare nel tempo e dalle proprie caratteristiche individuali.

    La psicoterapia dinamica può focalizzarsi su obiettivi a breve termine (es. riduzione dei sintomi) oppure a lungo termine come l’aumento dell’autostima, il miglioramento delle relazioni, il superamento di vissuti dolorosi.

    C’è voluto molto tempo per sviluppare certi schemi e proprio per questo è necessario del tempo per cambiare.

    La terapia a lungo termine può durare uno o più anni.

    È un trattamento “aperto“, non nel senso che deve durare necessariamente a lungo, ma che durerà per tutto il tempo necessario per raggiungere gli obiettivi stabiliti da te e dal tuo terapeuta.

    Tags: durata, terapia

    È fondamentale che tu possa esprimere tutto ciò che ti passa per la mente. Se pensi che sia poco rilevante, esprimi anche tale giudizio.

    È fondamentale che tu possa esprimere tutto ciò che ti passa per la mente. Se pensi che sia poco rilevante, esprimi anche tale giudizio.

    Uno degli assiomi della mia teoria è che tutto viene espresso nel momento in cui doveva essere espresso, niente è fuori contesto.

    Quel pensiero o quella sensazione che tu ritieni “irrilevante” può essere una porta di ingresso fondamentale per il tuo inconscio.

    Le sedute durano di solito 50 min e sono a cadenza settimanale (anche se la frequenza può cambiare nel tempo).

    Le sedute durano di solito 50 min e sono a cadenza settimanale (anche se la frequenza può cambiare nel tempo).

    Le sedute hanno questa durata poiché è stato dimostrato che l’attenzione umana funziona in cicli di 45 minuti, inoltre sono stati aggiunti altri 5 minuti per i saluti iniziali e finali e per altri accorgimenti tecnici (nel caso ci fosse bisogno di compilare moduli, usare i servizi, il pagamento, prendere accordi per questioni organizzative delle sedute ecc..).

    Tags: durata, terapia

    Molte persone immaginano il “setting” terapeutico come una poltrona, un lettino di quelli classici di cuoio/pelle, una luce soffusa magari…

    Ogni psicoterapeuta può arredare il suo studio come preferisce, ma di solito questo approccio predilige un arredamento composto da 2 poltrone e un tavolino.

    E il lettino? Molte persone immaginano il “setting” terapeutico come una poltrona, un lettino di quelli classici di cuoio/pelle, una luce soffusa magari…

    Anche le caratteristiche dell’ambiente circostante sono state e continuano ad essere oggetto di studi, soprattutto sul come possano influenzare il processo terapeutico.

    Nel mio studio non troverai un lettino o una Chaise Longue, ma un divano confortevole, una poltrona per me, un tavolino, una grande finestra, una buona illuminazione.

    Tutto ciò che viene in mente ed il momento in cui viene in mente è rilevante, importante ed utile. Non è semplice ma il terapeuta può aiutarci

    Tutto ciò che viene in mente ed il momento in cui viene in mente è rilevante, importante ed utile.

    Ciò si ricollega alla tecnica delle libere associazioni di Freud e ti aiuta a passare da pensieri ed emozioni di cui sei consapevole a contenuti inconsci.

    Non è semplice farlo, ma il terapeuta può aiutarci a sentirci liberi di esprimerci apertamente.

    Parlare delle tue emozioni, non solo dei tuoi pensieri: ciò può aiutarti a diventare più consapevole di ciò che provi.

    Già solo parlare delle proprie emozioni, in particolare quelle che tiene nascoste, ha un grande effetto terapeutico.

    Parlare di sogni e fantasie: ti aiuta a far emergere pensieri ed emozioni relegate nell’inconscio.

    Le fantasie possono riguardare anche pensieri che hai nei confronti di te stesso e degli altri, ma non riesci ad ammettere facilmente.

    Anche in questo caso non esiste censura e ciò può permetterti di pensare a te stesso e agli altri in modi nuovi.

    Parlare di pensieri ed emozioni verso il tuo terapeuta: si, proprio così.

    Potrai aspettarti di dover rivelare cosa provi o come ti senti proprio nei confronti del terapeuta stesso.

    In termini tecnici si parla di “transfert” (ma non è solo questo chiaramente). Anche se potrebbe sembrarti innaturale parlare direttamente al terapeuta di ciò che provi per lui/lei, conoscerlo ed esprimerlo ti aiuterà a capire te stesso e a migliorare le tue relazioni.

    Ricorda che la relazione paziente-terapeuta è un campo di prova neutrale in cui sperimentare nuovi schemi di relazione che potrai poi portare nella tua vita al di fuori dello studio.

    Parlare della tua vita, in particolare di persone ed eventi della tua infanzia: farlo ti aiuterà a ricordare pensieri ed emozioni che risalgono ai tuoi primi anni di vita e che possono essere la causa dei tuoi vissuti attuali.

    Le emozioni che provi oggi nei confronti delle persone e delle situazioni possono essere strettamente collegate alle esperienze ed ai vissuti precedenti.

    Inoltre, avere la possibilità di “riscrivere” la tua vita fino a quel momento, rivedendola da molte altre prospettive, può aiutarti a trovare un altro significato a tutta la tua esistenza.

    Riassumendo:
    Man mano che diventerai più consapevole dei vissuti inconsci, imparerai a riconoscere gli schemi che ti influenzano e potrai imparare nuovi modi di pensare a te stesso, alle tue relazioni e ai tuoi problemi.

    A scopo di riservatezza è utile al terapeuta, ma a scopo di efficacia terapeutica è soprattutto utile al paziente.

    A scopo di riservatezza è utile al terapeuta, ma a scopo di efficacia terapeutica è soprattutto utile al paziente.

    Non saperne molto ti permette di essere davvero te stesso: se ad es. sei arrabbiato con i tuoi genitori perché si sono separati quando eri piccolo e scopri che il tuo terapeuta è separato, ciò potrebbe rendere difficile per te parlarne liberamente.

    Se il fatto che il terapeuta non parli di se stesso ti fa sentire frustrato, assicurati di discuterne in seduta.

    Tutto ciò che ti crea una reazione emotiva (di qualsiasi genere) è utile che venga condiviso.

    Si e con i seguenti vantaggi: Accessibilità, flessibilità, convenienza, privacy, intervento d’emergenza, intercambiabilità dell’ambiente.

    Si

    1. Accessibilità: è alla portata di gran parte della popolazione, in particolare soggetti residenti in aree rurali o remote, o soggetti i cui sintomi o condizioni fisiche si traducono in difficoltà motorie o per i quali l’ambiente ospedaliero/clinico comporta associazioni negative che impediscono loro di ricevere le cure bisogno. Anche gli italiani che vivono all’estero beneficiano di questa modalità. Le differenze culturali a volte possono ostacolare il processo terapeutico, per questo trovare un professionista madrelingua può essere importante;
    2. Flessibilità e convenienza: consente l’accesso non dipendente dagli orari di apertura delle strutture sanitarie o dalla disponibilità degli operatori sanitari, eliminando i tempi di attesa ed evitando viaggi che possono essere onerosi;
    3. Privacy e possibilità di anonimato (aggirando il possibile stigma associato all’accesso all’assistenza psicologica);
    4. Intervento d’emergenza: l’immediatezza della modalità online permette di dare una risposta a breve tempo a situazioni d’urgenza o pericolo percepito.
    5. Intercambiabilità dell’ambiente: il paziente può connettersi a partire da diversi ambienti, purchè siano caratterizzati da tranquillità, riservatezza e affidabilità.

    Esplorare il motivo per cui ti arrabbi con il tuo terapeuta potrebbe aiutarti a capire perché ti arrabbi con le altre persone.

    E’ uno dei modi di conoscere le tue relazioni.

    Ad esempio, esplorare il motivo per cui ti arrabbi con il tuo terapeuta potrebbe aiutarti a capire perché ti arrabbi con le altre persone.

    Può permetterti di conoscere te stesso più a fondo e aiutarti a sviluppare modi nuovi e più sani per affrontare le altre persone della tua vita.

    Non solo puoi, ma è auspicabile intraprendere un percorso psicoterapeutico se si assumono psicofarmaci.

    Non solo puoi, ma è auspicabile intraprendere un percorso psicoterapeutico se si assumono psicofarmaci.

    Così come tutte le decisioni, iniziare a prendere psicofarmaci è una questione che può essere discussa con lo psicoterapeuta.

    Così come ho scritto nel mio articolo, in Italia gli Psicologi Psicoterapeuti non possono prescrivere medicinali; inoltre qualsiasi informazione sulla tua salute (e di conseguenza anche le terapie farmacologiche) sono rilevanti e possono aiutare a comprendere meglio il tuo stato.

    La spinta personale è il motore, il primo passo ed uno dei fondamenti della mia teoria e tecnica psicoterapeutica.

    La risposta è semplice: non dovresti venire. O almeno non subito.

    Sarcasmo a parte, la motivazione, la spinta personale è il motore, il primo passo ed uno dei fondamenti della mia teoria e tecnica psicoterapeutica.

    “Mi ci hanno mandato” è una motivazione esterna, in terapia si lavora sulle motivazioni interne.

    Altre volte i pazienti rimangono in terapia per un po’ prima di rendersi conto di non aver ricercato la terapia con una motivazione interna.

    Molte volte il quesito iniziale, la richiesta con la quale il paziente arriva alla prima sessione, non corrisponde poi alla motivazione prioritaria.

    Sulla questione del credere o no nella psicoterapia, è una questione di cui sentiamo spesso parlare come professionisti.

    Su questo ho due suggerimenti:

    Il primo suggerimento è quello di informarsi e fare domande, ovvero per esempio consultare la bibliografia e la letteratura ufficiale a proposito della ricerca sull’attendibilità e l’efficacia della psicoterapia.

    Potete trovarne due esempi (in inglese) ai seguenti link:
    https://psycnet.apa.org/record/2008-14828-000
    https://www.researchgate.net/publication/51999000_An_open_door_review_of_outcome_studies_in_psychoanalysis

    Ecco invece due contributi in italiano:
    https://www.researchgate.net/profile/Luis-Botella-3/publication/215655608_Efficacia_della_psicoterapia_Ricerche_sui_risultati/links/569f4ab608ae4af525453634/Efficacia-della-psicoterapia-Ricerche-sui-risultati.pdf
    http://www.nuovarassegnastudipsichiatrici.it/index.php/volume-13/la-psicoanalisi-e-efficace-una-rassegna-della-letteratura-empirica

    Il secondo suggerimento è quello di farsi delle domande. La psicoterapia non è tutta rose e fiori: è un processo che a tratti può rivelarsi difficile e non tutti, non sempre siamo pronti ad affrontare determinati vissuti, emozioni che possano emergere. Per questo invito sempre ad una riflessione sulla propria fase di vita

    Principali #TAG delle domande

    Domande alla Psicologa Dott.ssa Elisabetta Cocco